Mastoplastica Additiva

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La Dott.ssa Gabriela Stelian, Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica, ci parla di Mastoplastica Additiva, diverse forme delle protesi, vantaggi e svantaggi di ognuna, nuove protesi moderne, diversi posizionamenti di queste protesi, come va scelto il volume finale mantenendo la naturalità del seno e convalescenza.

Mastoplastica additiva

La mastoplastica additiva è una operazione finalizzata all’aumento di volume delle mammelle. Nella mastoplastica additiva, più che per ogni altro intervento in chirurgia estetica, è essenziale un’attenta pianificazione pre-operatoria che deve tenere conto di quelli che sono i desideri della paziente in termini di forma e di volume e valutare se questi sono realizzabili sulla base della situazione anatomica di partenza.

 

 

Possiamo  effettuare l’intervento con un accesso chirurgico che può essere dal solco inframammario, dall’areola, o dal cavo ascellare creando una tasca che può essere retroghiandolare, retrofasciale o retromuscolare, utilizzando protesi rotonde o anatomiche con vario grado di proiezione e coesività, rivestite di silicone o di poliuretano.

Tutte queste variabili vengono scelte tenendo conto sia della situazione anatomica preoperatoria delle mammelle che dei desideri della paziente e vanno valutate accuratamente durante i colloqui preliminari.

 

Facciamo qualche esempio

Se la paziente ha delle mammelle già ben rappresentate con una buona copertura di tessuto fibroghiandolare del polo superiore, è possibile posizionare le protesi in sede retroghiandolare o preferibilmente retrofasciale (tra la fascia del muscolo pettorale ed il muscolo pettorale stesso).
Se abbiamo una paziente con un torace proporzionato all’altezza, con una ghiandola mammaria ben conformata ed il capezzolo centrato sulla coppa, che desidera un aumento omogeneo del volume, possiamo optare sia per una protesi rotonda che per una protesi anatomica a seconda delle preferenze estetiche della paziente stessa. Una volta scelte le dimensioni della protesi attraverso delle misurazioni, saranno le differenti proiezioni a determinare il volume finale dell’impianto.

Se invece la paziente è bassa e con un torace un po’ largo o viceversa è piuttosto alta ed esile, pur in presenza di una ghiandola mammaria ben sviluppata le protesi più idonee saranno quelle anatomiche che, oltre alla forma a goccia hanno la possibilità di avere un’altezza differente rispetto alla larghezza, una caratteristica che permette, dopo un’attenta valutazione del chirurgo, di poter realizzare un seno armonico e naturale in base alla conformazione della gabbia toracica.

Se la ghiandola mammaria presenta una lieve perdita di tono (ptosi mammaria) utilizziamo alcuni accorgimenti tecnici volti a risollevare la mammella quali la tecnica dual plane, associata, se è necessario far risalire anche il capezzolo, ad un accesso chirurgico emiperiareolare superiore o periareolare completo con sutura a borsa di tabacco (round block). Inoltre utilizzeremo protesi anatomiche ad alto grado di proiezione e coesività, in modo che esse stesse sorreggano la ghiandola mammaria lievemente ptosica.

Se la paziente desidera un rapido ritorno all’attività sportiva e/o lavorativa e/o utilizza gli arti superiori per lavoro, noi utilizziamo protesi rivestite in poliuretano che si fissano nel giro di pochi giorni ai tessuti circostanti in modo inamovibile annullando il rischio di rotazione, innalzamento o asimmetria delle protesi stesse.

Se la paziente è già stata operata e desidera sostituire gli impianti, noi utilizziamo protesi rivestite di poliuretano perché il rischio di contrattura capsulare (la principale complicanza legata all’inserimento delle protesi mammarie) è molto basso e si attesta intorno al 2-4 % a 10 anni dall’intervento.

Se la priorità della paziente è avere il rischio di complicanze più basso possibile a medio/lungo termine, usiamo le protesi in poliuretano.

 

 

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