Mastoplastica Additiva

La “Mastoplastica additiva” rappresenta al giorno d’oggi l’intervento più conosciuto tra tutti quelli effettuati in “chirurgia plastica”. Aumentare di qualche taglia il proprio “seno” è il desiderio recondito della maggior parte delle donne, per questo l’intervento è tra i più richiesti.
Va precisato che tale procedura chirurgica non si limita ad aumentare di volume il seno, ma conferisce allo stesso un maggior tono, una forma più gradevole, una simmetria con il seno controlaterale, oltre a donargli un aspetto più giovanile e più tonico.

Negli Stati Uniti d’America più di 1 milione di donne si sono sottoposte a questo intervento.

 

L’intervento chirurgico

L’aumento chirurgico del seno, sebbene risulti essere un intervento relativamente semplice, deve sempre essere considerato un’operazione chirurgia a tutti gli effetti.

Il chirurgo avrà l’arduo compito di far conciliare le aspettative e le esigenze di ogni sua paziente, con parametri fisici e tessutali delle stesse.

Seno grande o piccolo?

L’ingrandimento volumetrico del seno dovrà sempre essere proporzionato alla silhouette della donna, rispettando le proporzioni con le altre strutture anatomiche: fianchi , torace, spalle, ecc.

L’eccesso dei volumi largamente pubblicizzato su rotocalchi e reality show rappresenta un rischio reale per la persona che si sottopone all’intervento chirurgico, aumentando esponenzialmente il rischio di complicanze post operatorie.

svantaggi presenti per ogni tecnica.

 

Quali sono le vie d’accesso per le protesi?

Le protesi mammarie possono essere inserite:

– per via periareolare;

– per via ascellare;

– con incisione nel solco sotto mammario;

– per via ombelicale.

La scelta dipende da diversi fattori come ad esempio dalla grandezza dell’areole, dalla grandezza delle protesi, dal tipo di protesi da inserire o da condizioni anatomiche preesistenti (come un seno tuberoso per esempio).

 

Il posizionamento delle protesi:

Se l’intervento concettualmente risulta essere semplice (ovvero inserire una coppia di protesi) esistono numerose sfumature tecniche che conoscono periodicamente aggiornamenti concettuali. Le protesi mammarie possono essere impiantate sotto la ghiandola mammaria o sotto il muscolo gran pettorale.
Nei limiti di queste due posizioni esistono svariate varianti come il posizionamento sopra o sotto fasciale, sotto muscolare parziale o totale o la tecnica “dual plane” (doppio piano) o ancora la più moderna tecnica del “multiplane”.
La scelta del posizionamento è strettamente legata a parametri anatomici e tecnici che spettano al chirurgo e verranno decisi al momento della prima visita. La scelta della via d’accesso viene concordata con la paziente sempre al momento della prima visita.

 

Qual’è il posizionamento migliore per le protesi?

Non è possibile stabilire un posizionamento ideale per tutti i pazienti, spetta al chirurgo la scelta della tecnica da attuare a seconda delle specifiche necessità del caso, illustrando ovviamente alla paziente vantaggi e svantaggi di ogni tecnica.

Va specificato che la scelta dell’alloggiamento delle protesi non è in realtà così semplice, considerate le innumerevoli varianti tecniche esistente oltre ai vantaggi e svantaggi presenti per ogni tecnica.

 

Posizionamento sottoghiandolare

Vantaggi: facilità di esecuzione della tecnica, assenza di variazione di forma della mammella durante la contrazione del muscolo pettorale, assenza di incisione per il muscolo pettorale che viene cosi preservato, decorso post operatorio più rapido.

Svantaggi: maggiore rischio di visibilità o palpabilità della protesi, soprattutto in pazienti con poca copertura ghiandolare, maggiore rischio di contrattura capsulare (intorno al 3%) .

 

Posizionamento sottomuscolare

Vantaggi: minori rischi di visibilità o palpabilità dei margini della protesi e minore rischio di incidenza per la contrattura capsulare (< 3%), in caso di contrattura capsulare minore visibilità.

Svantaggi: minore controllo della forma della mammella soprattutto nella porzione supero – mediale, decorso post operatorio più lungo, rischio aumentato di dislocazione verso l’alto della protesi, variazione della forma della mammella durante la contrazione del muscolo pettorale.

Valutazione preoperatoria

La corretta informazione al paziente è di fondamentale importanza per creare una reale consapevolezza del tipo di intervento che verrà eseguito. In seguito si procederà alla raccolta dell’anamnesi alla corretta misurazione del seno e di tutti i parametri necessari per l’individuazione delle protesi da utilizzare e della tecnica operatoria migliore da eseguire.

 

Sarà di fondamentale importanza porre l’attenzione:

– sulla forma della mammella – adeguata copertura ghiandolare;

– grandezza e spessore del muscolo pettorale;

– eventuale ptosi della mammella;

– posizione e diametro del complesso areola – capezzolo;

– elasticità dei tessuti;

– tipo e dimensione delle protesi.

Qual’è il tipo di protesi ideale?

Non è corretto definire un tipo di protesi ideale o unica per tutti i pazienti, al contrario si devono valutare differenze significative da caso a caso; ciò è molto importante per ottenere un risultato finale ottimale. Sul mercato sono presenti diversi tipi di protesi mammarie, che si diversificano  a seconda:

– dei materiali utilizzati;

– del profilo (alto, medio, basso);

– della forma e del volume;

– della superficie (liscia, testurizzata).

 

Tipi di protesi legate alla forma rotonde o anatomiche:

Non si può in assoluto stabilire se sia più adatta una protesi rotonda o anatomica; la scelta dovrebbe essere effettuata sulla base del risultato che si vuole ottenere.

Le protesi anatomiche danno in genere un risultato più naturale e sono maggiormente indicate nella tecnica “Dual plane” per aumentare la proiezione del polo inferiore, mentre non sono particolarmente consigliate se si vuole ottenere un riempimento del polo superiore quindi con un seno pieno in alto.

È importante sottolineare che la scelta della protesi rappresenta un momento particolarmente importante per il chirurgo che deve far combaciare le richieste della paziente con gli effettivi risultati che si possono ottenere in base alle caratteristiche anatomiche della mammella della paziente.

La visita clinica preoperatoria è quindi un momento fondamentale per poter pianificare il tipo di protesi da impiantare in base alla conformazione del seno, in base al tipo di protesi, al volume e al posizionamento della protesi stessa.

 

Tipi di protesi legate al profilo:

Basso: questo tipo di protesi di silicone, possiede un base più ampia e più basse, quindi più indicate quando si desidera ottenere una maggiore ampiezza della base mammaria e una bassa proiezione in avanti. Sono poco utilizzate nella pratica clinica.

Alto: queste protesi di silicone hanno una base più ristretta e danno una maggiore proiezione al cono mammario;questi tipi di protesi sono quelle maggiormente richieste dai pazienti.

Medio: rappresentano una via di mezzo tra le prime e le seconde. Due protesi di silicone possono avere lo stesso volume ma una proiezione differente.

 

Differenze legate al tipo di superficie della protesi:

Prima di cominciare a discutere sui vari tipi di superfici esistenti negli impianti, è importante capire perché esistono in commercio impianti con diverse superfici. Il corpo umano per una reazione naturale tende ad inglobare con una capsula fibrosa come meccanismo difensivo ogni elemento estraneo a se stesso.

Questa capsula fibrosa può diventare patologica per alcuni pazienti, con una reazione di contrattura della capsula che può deformare la protesi di silicone, modificando la forma del seno, e nei gradi più alti di contrazione provocando anche una sintomatologia dolorosa. Definiamo questa complicanza con il termine di contrattura capsulare. In questi casi la capsula deve essere rimossa e le protesi vengono sostituite.

Il tasso d’incidenza di contrattura capsulare è legata a fattori non specificatamente chiari e l’argomento è frutto di notevoli dibattiti; S’è notato comunque che la superficie delle protesi, potrebbe diminuire la percentuale d’incidenza. Con le prime protesi mammarie (con superficie liscia) riscontravamo il più alto tasso di contrattura capsulare.

Dalla metà degli anni Settanta è arrivata sul mercato la protesi in poliuretano espanso, che tutt’ora ha un’ incidenza pari allo 0,5 %. Attualmente, nella maggior parte dei casi si usano la protesi di silicone testurizzato che danno una incidenza inferiore al 3% dei casi trattati.

 

Fra le possibili complicanze dell’intervento si riscontrano:

– comparse di ematoma;

– infezione alla mammella e zone limitrofe;

– rottura dell’impianto;

– linfoadenopatia;

– cicatricicontrattura capsulare.

Sintomatologia nei giorni successivi all’intervento:

Nei giorni successivi all’intervento il paziente potrebbe avvertire un temporaneo indolenzimento della regione mammaria e degli arti superiori; l’eventuale dolore, può controllarsi facilmente con l’assunzione di antidolorifici al bisogno. Saranno presenti ecchimosi e gonfiori che scompariranno dopo qualche settimana.

A fine intervento al paziente sarà applicata una medicazione contenitiva che fisserà la posizione delle protesi. Tale fasciatura verrà rimossa dopo una settimana. Il paziente dovrà indossare un reggiseno idoneo a sostegno medio (di tipo sportivo) per un mese.

 

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