Il mal di smartphone

Ci sono posizioni assolutamente da evitare, nell’utilizzo del cellulare, se teniamo al nostro benessere e alla nostra salute.

Gli smartphone ci devono preoccupare solo per le radiazioni elettromagnetiche, che possono avere effetti nocivi sul cervello.
Dobbiamo fare attenzione anche alla postura, quando li utilizziamo e alle cattive abitudini che tendiamo a consolidare.
Mal di schiena, tendiniti, tunnel carpale… Sono solo alcune delle patologie che possono insorgere a causa dell’uso scorretto del cellulare.

È facile, fra un sms, un tweet e un post su facebook, non pensarci e rimanere per svariati minuti in una postura sbagliata che, ripetuta tante volte nel tempo, può provocare problemi molto seri.

Naturalmente l’allarme, lanciato recentemente da una ricerca condotta dal Surgical international technology, riguarda soltanto i casi in cui il cellulare è utilizzato per molte e molte ore al giorno (situazione non molto rara, per la verità). Un paio di messaggi e di telefonate al giorno difficilmente rovinano la schiena. Però è bene conoscere più da vicino i rischi, in modo che sia più facile correggere la postura ed evitare l’insorgere di patologie più gravi.

Sono principalmente cinque le posizioni che, secondo gli esperti, la maggior parte degli utenti tende ad assumere. E che fanno molto, molto male…

1. Cellulare sulla spalla. Tenere lo smartphone incastrato tra la spalla ed il collo, a lungo andare può far male alla muscolatura, perché la testa resta a lungo piegata di lato, in cerca di un minimo di equilibrio. In pericolo sono soprattutto i muscoli del collo, che possono risultare indolenziti. Frequenti sono anche i dolori nel tratto cervicale. Quando questa posizione è assunta per troppo tempo, possono insorgere contratture e a lungo andare una spalla può diventare più alta dell’altra. Il consiglio è di usare sempre auricolari o vivavoce. E se proprio non si può, di tenere questa posizione per un massimo di due minuti.

2. Cellulare sulle ginocchia. Usare smartphone o tablet tenendoli appoggiati sulle ginocchia può causare pericolose torsioni al collo e alla testa. A dirlo sono gli specialisti della Harvard school of public health, negli Stati Uniti. Tenere questa posizione per più di mezz’ora al giorno può causare l’accorciamento della fascia muscolare che parte dal collo e finisce nella pianta del piede. Il rischio è di ingobbirsi, per questo è consigliato appoggiare il dispositivo su un tavolo, o almeno creare un appoggio che permetta al collo di rimanere il più dritto possibile.

3. Scrivere sms con la testa chinata. A volte, quando si è concentrati per inviare un messaggio, si resta a lungo con la testa inchinata in avanti, protesi verso lo schermo dello smartphone. Questa posizione scorretta è pericolosa a causa del peso esercitato sulla muscolatura del collo. Il cellulare va sempre tenuto all’altezza degli occhi, in modo che la testa sia sempre dritta e le orecchie restino allineate alle spalle.

4. Tenere le gambe incrociate. Qualche volta, quando si legge sullo smartphone o sul tablet, si tende a incrociare le gambe. Perché magari si è rilassati, sul divano di casa. Anche questa abitudine, apparentemente innocua, può provocare qualche problema di postura. Questo perché possono insorgere problemi alla muscolatura delle gambe e ai legamenti del ginocchio. Meglio sedersi mantenendo i piedi sul pavimento e le spalle dritte.

5. Tenere il cellulare sulla mano. Inviare un sms appoggiando il cellulare sul palmo della mano rivolto verso l’alto può creare non pochi problemi al polso. La continua torsione esercitata da questa posizione può infatti mettere a repentaglio muscolatura e legamenti. E provocare dolori e tendiniti. Per questo sarebbe bene appoggiare il dispositivo sul una superficie piana, e solo dopo digitare. Cui rendiamo conto che questa è un’abitudine che hanno praticamente tutti.
Ciò non toglie, che, conoscendo i rischi, quando ci ricordiamo, possiamo evitarla e cercare di assumere, invece, la posizione più corretta.

La dieta dell’eterna giovinezza

L’Harvard Medical School di Boston propone una nuova rappresentazione della “dieta perfetta.”

La classica e onnipresente piramide alimentare è sostituita da un piatto in cui ogni spicchio rappresenta il cibo che non dovremmo mai farci mancare.

Il piatto indica la composizione ideale di ogni pasto della giornata, dalla colazione alla cena.
Per mantenersi in salute, un piatto deve essere composto per metà da frutta e verdura, prediligendo quella di stagione e variando i colori.
Gli “ospiti” fissi di ogni pasto sono anche cereali e derivati integrali, inclusi pane, pasta, riso, orzo e farro. L’ultimo spicchio, quello più piccolo, è occupato dalle proteine.

Ma è importante variare le fonti: sì al pesce azzurro e ai legumi tre volte alla settimana; carne bianca, uova e latticini (meglio freschi e magri) non più di due volte alla settimana. La carne rossa va limitata. I salumi dovrebbero essere del tutto evitati.

Dettaglio importante: condire i piatti con olio extravergine di oliva a crudo, e insaporire con spezie ed erbe aromatiche. Per arricchire ogni pasto, oltre che di salute, anche di gusto e di sapore.

Una dieta è per sempre

Le diete sono viste, generalmente, come brevi periodi di sacrifici, intensi ma necessari per riacquistare una silhouette invidiabile. Quindi più sono rapide, meglio è.

Il concetto fondamentale ,che è necessario fare nostro, è che mangiar bene non solo ha effetti sulla bilancia, ma può anche farci star meglio e allungare la vita.
Nel cibo che si trova l’elisir di lunga vita? u
È noto da tempo che un’alimentazione equilibrata è il miglior trattamento per prevenire diabete, tumori e malattie cardiovascolari.

Nel 2014 una ricerca coordinata da Valter Longo, a capo dell’istituto per la longevità dell’Università della California del Sud, ha dimostrato come gli adulti che consumano grosse dosi di proteine animali hanno una maggiore probabilità di sviluppare problemi al cuore, tumori e demenze. Ci si ammala di più, si invecchia prima e si vive di meno. Una dieta ricca di frutta e verdura, al contrario, tiene alla larga molte patologie e assicura un’aspettativa di vita più lunga.

“Questo avviene perché le cellule del nostro corpo mangiano quantità minori di amminoacidi delle proteine, restando in uno stato di quasi quiescenza e vivendo così più a lungo”, spiega Giuseppe Passarino, docente di Genetica dell’invecchiamento dell’Università della Calabria, che ha partecipato alla ricerca guidata da Longo.
“In presenza di maggiori quantità di proteine, le cellule lavorano di più e hanno un’esistenza più breve”. Molte diete dimagranti, puntano su un consumo ridotto di carboidrati abbinato a un elevato apporto di proteine. “Si pensa che sia il modo migliore per perdere peso e massimizzare le performance fisiche. Quello che non si sa è che sul lungo tempo dosi eccessive di proteine accelerano l’invecchiamento del corpo”, dice Passarino. Il responsabile di questo processo è l’ormone della crescita IGF-1. Stimolato dalle proteine, questo ormone ha un ruolo centrale per lo sviluppo dell’individuo nelle prime fasi della vita, ma in età adulta non fa altro che accelerare l’usura delle cellule.

Limitare le proteine animali, sopratutto in età giovanile, diventa così il modo migliore per controllare l’avanzare dell’invecchiamento.

Sì , perché dopo i 65-70 anni il metabolismo cambia e l’effetto negativo dell’apporto proteico diminuisce, anche grazie a un calo fisiologico dell’ormone della crescita. “Così si spiega perché la Calabria e l’isola giapponese di Okinawa siano le aree in cui si concentra il maggior numero di centenari”, continua il Prof. Passarino. “Entrambe sono le regioni più povere dei Paesi più longevi al mondo. Per molti anni queste popolazioni hanno avuto una dieta povera di proteine animali, cominciando a mangiare molta carne solo dopo i 70 anni. In pratica, hanno condotto involontariamente una dieta perfetta, e il risultato è che in tanti superano la soglia dei cento anni”.

La longevità, certo, in parte dipende da una genetica favorevole. Ma è una variabile, che, al momento, non possiamo controllare. Quello che dipende dalle nostre scelte è invece l’alimentazione.

La famigerata dieta mediterranea, come capita sempre in questo tipo di studi, è il candidato ideale per essere eletta come “dieta migliore al mondo”.

Con la crisi, però, anche in Italia la dieta mediterranea è stata abbandonata soprattutto dalle fasce di reddito più basse, a favore di cibi meno costosi ma anche più calorici.
E questo ha avuto ricadute anche sulla aspettativa di vita media.
Esistono però dei cibi smart, alimenti di origine vegetale che hanno sull’organismo lo stesso effetto della riduzione di calorie, e che quindi sono in grado di allungare l’aspettativa di vita.
Troviamo queste sostanze nel peperoncino, nelle fragole, nei mirtilli, nell’uva rossa, nelle cipolle e nelle arance. I nomi sono capsaicina, fisetina, resveratrolo.
Se associati a una dieta corretta e alla giusta attività fisica, possono essere il passaporto per una lunga vita.

Come sempre più che da una singola pillola della longevità, l’elisir è composto da un cocktail di elementi che si combinano tra loro. Oltre ai cibi giusti, tra gli ingredienti fondamentali, non va mai dimenticata, l’attività fisica costante.